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Nel calcio italiano abbiamo spesso assistito a storie societarie che dal tragico sono sfociate nel comico, mantenendosi in equilibrio tra l'incredulità, l'impotenza e la rabbia dei tifosi e l'incapacità da parte delle istituzioni di garantire la correttezza e la legalità dei processi di acquisizione da parte dei nuovi investitori o le buone intenzioni di questi: sono così apparsi pittoreschi e ambigui personaggi che hanno lasciato una triste traccia nel mondo del pallone nostrano. E' questo sicuramente il caso di Giampietro Manenti, imprenditore brianzolo che qualche anno fa provò la scalata al Parma calcio, portato al fallimento da Tommaso Ghirardi.

DA GHIRARDI A GIORDANO, DA KODRA A TACI: L'INFERNO DEL PARMA

– Nel 2015 infatti la società emiliana naufraga a causa di una serie di gravi problemi finanziari, che si protraggono per tutta la successiva stagione, segnata da continui cambi di presidenza e proprietà: da Pasquale Giordano all'albanese Ermir Kodra, da Rezart Taci fino a Giampietro Manenti, per culminare poi nel finale fallimento dei Ducali. Eppure l'imprenditore brianzolo era stato accolto come un salvatore, nel peggior momento del Parma: nato a Limbiate nel 1960, titolare della MapiGroup, piccola azienda di servizi e consulenze con sede a Nova Gorica, in Slovenia, aveva rilevato dalla Dastraso Holdings le quote della società (il 66,5% di Eventi Sportivi, la società che controllava la squadra per la simbolica cifra di 1 euro) e ne era diventato presidente e amministratore unico.

GIOVANILI NEL MILAN E ALLENATORE IN BRIANZA, PRIMA DEL TENTATIVO BRESCIA – In passato Manenti aveva già conosciuto da vicino il mondo del calcio: era infatti stato allenatore dell'AS Molino, società brianzola di terza categoria, e ancora prima giocatore delle giovanili del Milan, con 4 partite a 14 anni, prima del passaggio nelle juniores dell'Avellino e della Salernitana, senza mai giocare, a causa di un infortunio che ne ha compromesso la carriera. Cresciuto a Senago, in provincia di Milano, Manenti si trasferisce poi a Limbiate intorno ai 18 anni, e per nove anni a Montecatini Terme, prima di tornare a Limbiate: diplomato alla scuola agraria di Limbiate, è stato anche studente all'Università degli Studi di Milano, prima di ritirarsi dai corsi a tre esami dalla laurea. Padre di tre figli, avuti da tre matrimoni, ora fidanzato con una compagna polacca, prima del Parma aveva provato nel 2014 ad acquistare il Brescia, tentativo non andato a buon fine.

'I SOLDI CI SONO' E L'ARRESTO DELLA FINANZA – A Parma, la sua presenza è tragicomica: spesso intercettato dai microfoni, continua a millantare l'arrivo dei pagamenti degli stipendi e del saldo dei debiti della società ducale con un ridicolo refrain che entrerà nelle case di tutti gli italiani "tranquilli, i soldi ci sono: arrivano domani". In realtà, a vedere quel personaggio sfuggente, dai vestiti sgualciti e proprietario di un'azienda più simile a una piccola fattoria che a un'impresa di servizi, tutti capiscono subito che i soldi non arriveranno mai: arriva però l'arresto di Manenti da parte della Guardia di Finanza, che lo accusa di autoriciclaggio e di concorso in tentato reimpiego di capitali illeciti e indebito utilizzo di carte di credito. Proprio colui che diceva di voler evitare il fallimento della squadra di calcio e "difenderla" dalle tre istanze di fallimento presentate in Prefettura con questo obiettivo da giocatori e fornitori mette la pietra tombale sul Parma calcio: la sua presenza in città dura meno di due mesi, dopodiché dall'Emilia passa direttamente a San Vittore, il carcere di Milano. Verrà ricordato dai posteri come il presidente più improbabile della storia del calcio.

CHE FINE HA FATTO MANENTI? – La domanda che in molti si fanno però è: oggi Manenti cosa fa? E' uscito dalla galera e si è anche ripresentato a Parma: "Mapi" effettua consulenze per aziende in tutta Europa e nega tutte le accuse che gli sono state mosse, adducendo a un complotto per incastrarlo, tirando in ballo il presidente della Figc, che avrebbe tentato l'acquisto del club tramite un fondo, e persino il sindaco Pizzarotti, reo di avergli tolto le chiavi dello stadio Tardini. L'inchiesta che lo riguarda, una costola di una maxioperazione della Guardia di Finanza di Roma contro riciclaggio e frodi informatiche, non è ancora chiusa, ma in carcere è stato solamente quindici giorni. La giustizia sportiva però non gli ha dato scampo: cinque anni di squalifica per "per avere tentato, utilizzando i POS della società fallita, di versare nelle casse sociali della stessa, somme di denaro di provenienza illecita tramite carte di pagamento clonate e per aver tentato di ricevere somme di provenienza illecita presso la Banca Monte dei Paschi di Siena mediante frodi informatiche con l’ausilio di una organizzazione criminale in ciò specializzata".

'PERCHE' IL PARMA SI' E L'INTER NO?' – Dal giorno dell'arresto non ha più avuto alcun contatto con persone collegate al Parma Calcio, nè Ghirardi nè Taci. La grande amarezza del fallimento non lo ha mai abbandonato, come conferma al Corriere della Sera: "Ho letto sulla Gazzetta dello Sport che l'Inter aveva un debito di 417 milioni. Perché non è fallita l'Inter ed è fallito il Parma? Scrivono che il club aveva 200 milioni di debiti, ma saranno stati 60, 80 al massimo. Sa quante situazioni di questo tipo ci sono nel campionato? Ma doveva fallire il Parma. Oggi tornerei ad occuparmi di calcio, ma a delle condizioni diverse. Intanto seguo il Vicenza. Domani pago? Era un modo di dire, era chiaro ci fossero delle scadenze". Il mondo del calcio spera di non dovere più avere a che fare con un personaggio del genere.

@AleDigio89