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Nella scena finale di quel capolavoro che è la Strana Coppia, i protagonisti si riappacificano, ma decidono che la loro convivenza non possa riproporsi e dunque ricominciare. Che la relazione tecnica fra Djokovic e il superconsulente Agassi (questa era la sua veste ufficiale, e solo per gli appuntamenti più importanti) fosse un ossimoro tennistico lo avevano pensato in molti fin da quei giorni di maggio dell'anno scorso in cui Novak annunciò il connubio con il Kid di Las Vegas, ma i due a parole si erano tuffati nella nuova avventura con un entusiasmo all'apparenza assai convincente.

Djokovic: "Agassi nuovo coach, un sogno che si avvera"

troppi disaccordi — E invece, dopo appena 10 mesi e un solo torneo vinto (a Eastbourne, che peraltro non rientrava nelle consulenze del coach americano), la coppia è scoppiata, al momento con una comunicazione unilaterale di Agassi affidata a Espn: "Ho provato ad aiutare Novak con tutte le migliori intenzioni, ma troppo spesso ci siamo trovati in disaccordo: gli auguro il meglio e di superare questo momento". L'ultimo attrito, stando ai rumors, avrebbe riguardato la decisione del Djoker di forzare i tempi e rientrare dopo l'operazione al gomito destro già nei Masters 1000 americani (dove ha perso due volte alla prima partita) anziché sulla terra, come programmato all'inizio. E quelle immagini di allenamento postate dal Nevada prima del viaggio a Indian Wells erano solo l'ultima recita, anche perché pare che poi non si siano più incrociati. Probabilmente la chimica non ha mai funzionato, sospesa tra un lavoro che Andre non ha mai davvero sentito suo e per il quale comunque non percepiva alcun stipendio dal serbo, e il momento più delicato della carriera di un campionissimo smarrito e confuso dopo cinque anni attraversati con il piglio del dominatore: Novak si aspettava la scossa, soprattutto mentale, ed evidentemente non è mai arrivata.

quanti dubbi — Di fronte a un fallimento, perché alla fine di questo si è trattato, le responsabilità vanno sicuramente condivise, ma sarebbe bastato conoscere la storia dell'ex numero uno americano per comprendere le difficoltà dell'operazione. Fin dal giorno del ritiro, nel 2006, Andre era stato piuttosto tranchant sulle possibilità di vedersi come coach all'angolo di qualcuno e poi la biografia "Open", uscita nel 2011, era stata accolta come la pietra tombale sul suo rapporto con il tennis. Ma è proprio da quelle pagine che Djokovic ha tratto ispirazione per corteggiarlo a lungo, fiducioso che l'esperienza in comune, cioè l'improvviso disamore per il proprio sport all'apice dei successi, gli avrebbe consentito di ritrovare la sacra fiamma : "Mi serve qualcuno che conosca esattamente che cosa sto passando, dentro e fuori del campo – lo accolse così – e Andre ha avuto tutte queste transizioni, è stato nella mia situazione prima di giocare gli Slam".

rivoluzione — Nel frattempo, Novak ha lasciato lo storico coach Vajda, che adesso i fan richiamano a gran voce, stando agli umori dei social network,e si è affidato a Stepanek, mentre i guai di salute e i risultati deludenti scavavano un solco incolmabile con l'ex Monello, che a Melbourne in gennaio si era presentato all'ultimo e dopo un incidente sullo snowboard, non proprio il segnale di una ferrea volontà di accompagnarlo nel ritorno sul circuito. Nel 2009, nonostante un successo agli Australian Open, Djokovic comprese che per uscire dal cono d'ombra di Federer e Nadal, arrivare al loro livello e sottrarsi alla triste fama di terzo incomodo, occorreva cambiare tutto: e scelse nuovi orizzonti nella preparazione e nell'alimentazione. Chissà se a 30 anni, e con il morale sottoterra, è pronto a un'altra rivoluzione.

Riccardo Crivelli

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Articolo Originale