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Come spesso accade in questi editoriali, partiamo dalla fine, dall'assunto da dimostrare: per meglio dire, partiamo da ciò che il campo ed il post-partita hanno dimostrato. Il Napoli è straordinario nel senso ontologico del termine, rappresenta un qualcosa che per gli uomini che lo compongono va oltre l'ordinario, ma non è ancora pronto per lottare allo stesso livello della Juventus.

SOCIETA' MUTA – ​Non lo è nella mente dei suoi calciatori, non lo è nella qualità della sua rosa, non lo è nelle parole del suo allenatore, non lo è nella capacità della sua società di tutelare un patrimonio tecnico così straordinario. Non è concepibile che una società a questi livelli sia “muta”: De Laurentiis sceglie i suoi interlocutori per le sue chiacchierate e solo raramente, in qualche occasione ufficiale, viene fermato dai cronisti e rilascia qualche battuta meno scontata. La società liquida da lui voluta funziona in tanti aspetti ma lascia il Napoli e soprattutto il suo allenatore da solo a portare la voce di un club che, non ultimo ieri, avrebbe avuto bisogno di un sostegno vero, di una tutela anche condensata in una sola frase: “Siamo orgogliosi di te, mister”.

IL SARRISMO NON È SCONFITTO. Lasciato solo, ieri Sarri si è spinto in dichiarazioni che subito sono state bollate come 'provinciali' o 'da perdente'. Parlare di record di punti, in effetti, non ha senso. Dire a fine campionato, se non ci sarà lo scudetto, “Ma io non ne ho mai parlato di scudetto” sarebbe davvero la chiosa peggiore. Questo perché chi vince esulta e chi perde impara: bisogna, però, anche saper perdere. Chi non uscirà sconfitta da questo campionato è l'idea di calcio di Sarri: un seme che sarà sviluppato, che sta già insegnando agli allenatori italiani a difendere in modo diverso, ad impostare in modo diverso. Il sarrismo è un contributo inalienabile ora dal movimento calcistico italiano. Una pietra miliare come lo sono stati, ognuno dal canto suo, gli Herrera ed i Sacchi: sarà la storia a sentenziarlo. Da soli, però, gli Herrera ed i Sacchi non avrebbero vinto: il sarrismo con Cuadrado e Douglas Costa in panchina a Reggio Emilia avrebbe avuto un epilogo diverso sul campo. Questa, però, non deve essere una scusa per gli undici che sono scesi sul terreno di gioco del Sassuolo.

LA MENTALITÀ VINCENTE. Perché è stato dai primi istanti di gara che si è capito come l'operazione contro-sorpasso facesse bruciare terribilmente il pallone tra i piedi dei calciatori del Napoli. Nessuno degli undici non ha sentito una tensione negativa troppo elevata: una sosta non può bloccare così la mente, non può farlo un Sassuolo che ha giocato un'onesta partita. Non si sarà scansato, ma non ha neppure fatto nulla di speciale per prendere quel punto. Errori in difesa, errori in costruzione e filtro, errori pesanti in attacco: questo accade quando non sei pronto a massimizzare tutto quello che hai fatto. In ogni attività, compresa quella sportiva, allenare la concentrazione ed il cinismo (soprattutto nel tratto finale) è uno degli aspetti che distingue il top dell'ottimo ma che non è ancora arrivato al massimo. In questo spazio, più volte, abbiamo menzionato la necessità di una maggiore capacità di conversione in gol. Non puoi convertire in rete poco più del 15% delle tue conclusioni se la Juve ne converte quasi il 22%, non puoi avere più conclusioni di tutti ed essere il terzo attacco del campionato. Così come, ieri solo un errore banale di Berardi ha evitato che un Koulibaly in vena di sorprese pasquali mettesse anzitempo ko il Napoli.
Questa squadra potrà domani, tra mese, tra un anno o mai più trovare quella forza che farà rendere questi calciatori al top: dipenderà, però, anche dalla crescita complessiva di tutti i fattori che abbiamo esposto.