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Una notte da Euro-choc. Difficile da spiegare, ancora più dura da digerire. La Lazio è eliminata dall'Europa League dopo un ottimo primo tempo, essere passata in vantaggio al 10' della ripresa con Immobile e forte del 4-2 dell'andata. Perde 4-1, la sequenza dei gol dal 2-1 al 4-1 si completa addirittura in tre minuti e il Salisburgo vola alle semifinali di Europa League. Mentre una Lazio incredula se ne torna a casa. Senza averci capito più nulla dal quarto d'ora della ripresa.

45' senza pericoli — L'avrà immaginata prudente, Simone Inzaghi se l'è ritrovata da battaglia nel primo tempo, non pervenuta nella ripresa dopo il vantaggio di Immobile. Lazio tosta, quasi imperforabile, durissima da far male nei primi 45', irriconoscibile nei secondi. Si poteva intuire già dal riscaldamento che l'opzione dei centimetri e dei muscoli di Milinkovic a centrocampo, liberando Luis Alberto dalle consegne di copertura, fosse dettata dalla strategia di avere una squadra fisica e bella compatta. In effetti, il muro laziale c'è, ma è un muro part time crollato nella seconda parte della partita. Nel primo tempo funziona. La sbavatura al centro dopo pochi minuti, quando Hwanga prova a spaventare Strakosha, è un'eccezione alla regola. La Lazio è solida, non rischia niente, alla fine le capita anche l'unica chance del primo tempo (sprecata da Immobile). Anche a Salisburgo è arrivato il libeccio della ultima due giorni di Champions, che ha soffiato nella direzione delle grandi rimonte. Così la scelta è stata ovvia e gratificata da un primo tempo da pericoli zero, mettendo in cassaforte il 4-2 con il quale si è ripartiti in questa gara-due dei quarti di Europa League, sprecando tutto in una ripresa sciagurata.

primo tempo superiore — Nel primo tempo Milinkovic è il puntello nel centrocampo, i rinforzi all'assetto ribassato arrivano dalle posizioni di Lulic e Basta più in modalità "terzini" vecchio stampo che da "esterni" da calcio moderno. L'interprazione di Lucas Leiva a metà campo è da Ogni Maledetta Domenica. Gli austriaci ci mettono la voglia, vero, ma quando De Vrij e compagnia la mettono sul piano fisico il confronto diventa impietoso. Non rischia contro questi austriaci piccoletti, qualche potenziale pericolo arriva da contropiede nati male e finiti peggio, ma Radu e De Vrij non regalano niente. Chi si aspetta un Salisburgo arrembante rimane deluso: la strategia di Simone Inzaghi funziona nella prima parte della gara, al punto che l'unica vera occasione del primo tempo cade nei piedi di Immobile. A due minuti dal riposo, Ciro da pochi passi sbatte su Walke. Sarebbe stata la fideiussione per ipotecare il passaggio del turno.

L'illusione DI CIRO — Quando si rientra dall'intervallo, il copione sembra essere identico. Lazio perfettamente in palla, e arriva anche lo strappo dopo dieci minuti con il vantaggio di Immobile (implacabile nell'esecuzione) lanciato da un illuminato Luis Alberto. A questo punto il discorso qualificazione sembra chiuso. Sembra. Ma qui accade l'impensabile.

La delusione di Ciro Immobile, 28 anni. Getty

SPINA STACCATA — Nel momento più alto della Lazio, gli austriaci riescono a venire fuori dalla buca. Calo di concentrazione (anche fisico?) netto della Lazio, e dopo appena centoventi secondi dallo strappo di Ciro arriva il pari di Haidara. Inzaghi mette dentro Lukaku (per Basta) e Felipe Anderson (per Milinkovic). Piano piano il Salisburgo comincia a crederci, la Lazio arretra fino a scomparire inspiegabilmente mentre ha ancora la partita in pugno (siamo sull'1-1). E i pericoli zero del primo tempo diventano un lontano ricordo. Il ritmo degli austriaci cresce, la Lazio soffre e crolla vistosamente. Il paradosso è che dopo il gol di Immobile, che sembrava aver chiuso il discorso qualificazione, la Lazio va letteralmente k.o. Il palo di Schlager è il primo campanello di allarme, ma l'incredibile sta per accadere. Quando Luis Alberto si divora il bis davanti a Walke il punteggio è ancora sull'1-1. E' dall'azione successiva che arriva l'Euro-choc.

La gioia dei calciatori del Salisburgo. Ap

IL BLACK OUT — In cinque minuti c'è il blackout totale della Lazio. Il Salisburgo affonda e fa male. Il capitombolo ha dell'incredibile. Haidara al 27' segna il 2-1, Whang al 29' sfrutta un buco difensivo ed è il 3-1, al 31' la frittata è completa con il 4-1 di Lainer, figlio di Leopold Lainer che nel 1993 segnò l'1-0 del Salisburgo contro lo Sporting Lisbona in quella che fino ad oggi era l'ultima rimonta degli austriaci dopo aver perso con due gol di scarto all'andata. Inzaghi mette in campo anche Nani, ma la Lazio è come un pugile suonato. Disorientato, incapace di reagire. E non reagisce. Gli sguardi persi di Parolo, Immobile, Lulic raccontano tutto. Ma non spiegano nulla, di questi ultimi trenta maledetti minuti che hanno buttato la Lazio fuori dall'Europa.

Mario Pagliara

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