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La sensazione è tornata a essere quella dei bei tempi andati. È come andare a sbattere forte contro un muro di cemento armato. Questo è tornato a suscitare negli ultimi mesi Novak Djokovic, un giocatore dall’armatura d’acciaio, privo di pecche e punti deboli.

Sascha Zverev viene trattato alla stregua del 50 del mondo, viene “normalizzato” dal serbo, quando invece il tedesco esattamente normale non è, ma tant’è. Il serbo pareggia i conti della finale persa al Foro Italico nel 2017 e maltratta in due set in meno di un’ora Zverev raggiungendo per la quarta volta la finale dello Shanghai Rolex Masters che, conti alla mano, gli vale il ritorno al numero 2 del mondo a scapito di Roger Federer.

Il primo va sezionato esattamente a metà: i primi quattro game di perfetto equilibrio (2-2), i secondi quattro game di totale dominio (4-0). Il break, arrivato nel sesto game, è figlio di quattro errori indotti di Zverev, costretto a strafare per bucare una difesa altrimenti impenetrabile. Nole scappa, allunga e diventa presto imprendibile: vince 16 degli ultimi 21 punti, piazza un secondo break e firma il 6-2 che gli consente anche di iniziare al servizio la seconda frazione.

Tra un set e l’altro la sinfonia è la medesima. Zverev riesce a interrompere l’emorragia a quota cinque game, ma poco altro. Il break, inevitabile, arriva nel quarto game e nuovamente a 15. Il tedesco frantuma la racchetta, mentre dall’altra parte della rete Djokovic sembra tremendamente vicino alla versione aliena dei tempi del dominio. Sul 4-1 il serbo sgraffigna un altro break che lo porta a sigillare poco dopo la vittoria con un severissimo 6-1.

ATP SHANGHAI, Semifinale:

[2] N. Djokovic b. [4] A. Zverev 6-2 6-1