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Lebron James, 33 anni. Ap

Dai nuovi Lakers di LeBron James alle mire di MVP di Giannis Antetokounmpo, senza tralasciare i segnali lanciati da Danilo Gallinari e Marco Belinelli alla nuova stagione ormai alle porte. Ecco le 5 sentenze della Preseason Nba.

l.a.bron — L’effetto LeBron James già c’è e si sente. L’arrivo del Re è stata una rivoluzione in casa Lakers, che hanno utilizzato la loro preseason per trovare chimica attorno al 23 e prendere le misure del loro nuovo gioco, quello che vedremo a partire da martedì notte. Se il dominante contributo di LBJ è assicurato, il vero X-Factor dei losangelini è tutto nel supporting cast. E i segnali attesi sono arrivati: l’intesa tra James e Ingram, atteso al salto di qualità, è già di ottimo livello; Kuzma è il giocatore più funzionale da affiancare a LBJ e Ball sembra aver finalmente smussato gli angoli del suo tiro da 3 (50% in 2 gare di preseason). Questa sarà la spina dorsale dei nuovi Lakers, quelli che vogliono tornare protagonisti.

mvp — Giannis Antetokounmpo ha acceso la modalità MVP. Il meglio se l’è tenuto per l’ultima partita di venerdì notte, quando ha trasformato i Wolves in un branco di teneri cuccioli con una tripla doppia da 32 punti, 12 rimbalzi e 10 assist. Risultati arrivati dopo un’estate di lavoro intenso: più grosso fisicamente, senza perdere in agilità e con il tiro da 3 che sembra essere la nuova arma nel suo arsenale. Il fenomeno greco ha chiuso la sua preseason con il 40% dall’arco, con 3.3 triple tentate a partita (mai così tante in carriera), segno di una nuova consapevolezza nei propri mezzi. Giannis sa di essere il miglior giocatore della Eastern Conference…

italians — I due azzurri saranno protagonisti in questo 2018/2019. Danilo Gallinari ha preso le misure col suo ruolo da leader assoluto di casa Clippers, che si aggrapperanno a lui per rimanere in corsa per un posto nei playoff. Il Gallo ha già fatto vedere di essere pronto alla chiamata chiudendo con 17.3 punti (col 51% dal campo) 5 rimbalzi e 3.5 assist, guidando i compagni a 5 vittorie in altrettante uscite. Alti e bassi per Marco Belinelli e i suoi Spurs. Il suo contributo da veterano dalla panchina sarà determinante per la stagione dei texani, che potrebbero affidarsi a lui anche come regista, soprattutto dopo l’infortunio di Dejounte Murray. I numeri della sua preseason, 9.8 punti in 16 minuti di utilizzo, cresceranno in modo direttamente proporzionali alle responsabilità.

contender — Sono le regine delle rispettive Conference, entrambe reduci da preseason deludenti, se si guarda ai risultati. Boston e Golden State hanno rispettivamente chiuso con 1 vittoria e 3 sconfitte, ma, al di là del record, la verità è tutt’altra e mostra due armate che si stanno riorganizzando, ritrovando spazi e chimica. La carne sul fuoco è tanta, soprattutto in casa Celtics. I rientri di Kyrie Irving e Gordon Hayward (il più in difficoltà a trovare ritmo partita dopo gli 11 mesi di stop), la continua crescita di Jayson Tatum, Jaylen Brown e Terry Rozier, a capo di una second unit che scalpita per diventare la più letale della Lega: tutte dinamiche che non possono intaccare l’identità che fa dei Celtics la diretta avversaria dei Warriors per il titolo.

WILD WEST — L’Ovest è la terra dei giganti. Gli alieni di Golden State, i Lakers di James, I Thunder della coppia Westbrook-George ma anche, e soprattutto, gli Houston Rockets. I texani hanno terminato la loro preseason con 4 vittorie in 5 partite e diversi segnali, che li confermano come pretendenti al trono a Ovest. James Harden (23.6 di media in 5 uscite) ha già la mano bollente, Chris Paul ha incantato con la sua regia e Carmelo Anthony sta trovando la sua dimensione come sesto uomo. Coach D’Antoni ha deciso di preservare la quadratura in difesa scegliendo PJ Tucker come titolare su Anthony, che diventa l’arma offensiva segreta della second unit dei Rockets: Melo è in fase calante, ma il suo talento da realizzatore rimane innegabile.

Andrea Grazioli

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